Un nuovo capitolo si apre nella storia della “Grave degli Appestati” di Fasano,  la cavità sotterranea probabilmente usata quale di sito di sepoltura della pestilenza  del 1690-91.

L’analisi preliminare del teschio ritrovato nel 2021 nella grave alle pendici delle colline di Fasano, ha rivelato che appartiene a un uomo di età compresa tra i 40 e i 50 anni. La scoperta, annunciata dal consigliere e assessore regionale Fabiano Amati, apre la strada a ulteriori indagini per confermare l’ipotesi che la morte dell’individuo sia legata all’epidemia di peste che colpì la zona.

Durante un’audizione in VII Commissione, Adele Candela, Dirigente della Sezione Tutela e Valorizzazione dei Patrimoni Culturali della Regione Puglia, ha riferito che il sito è stato classificato come “giacitura secondaria”, suggerendo una sepoltura meno formale rispetto a una fossa comune. Tuttavia, le fonti storiche suggeriscono che la “Grave degli Appestati” fu utilizzata per seppellire le vittime della peste del 1690, una possibilità che potrebbe essere confermata da scavi futuri. Per determinare se l’uomo sia morto di peste, sarà necessaria un’analisi genetica del collagene dentale, poiché la malattia non lascia tracce sulle ossa. Inoltre, la datazione con Carbonio 14 (C14) fornirà un’indicazione precisa sull’epoca del decesso. Entrambe le analisi, tuttavia, comportano costi significativi e tempi di attesa prolungati.

Fabiano Amati ha sottolineato l’importanza di ottenere informazioni certe sul ritrovamento per giustificare ulteriori investimenti nella rimozione degli inerti che potrebbero nascondere altri resti. La Regione Puglia, infatti, è disposta a finanziare gli scavi solo se finalizzati a scopi scientifici, culturali o storici. Nei prossimi passi, saranno raccolte informazioni dettagliate sui costi delle analisi e sugli istituti specializzati disponibili, anche in Puglia, per valutare la possibilità di ulteriori approfondimenti.

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